Per impedire l’accesso ai suoi 42000 km di coste, 9000 km di frontiere terrestri e 300 aeroporti internazionali, l’Unione Europea ha creato nell’ottobre del 2004 “L’ Agenzia Europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea“, meglio nota come FRONTEX, con sede a Varsavia.

Integrata dal 2016 alla Guardia Costiera e di Frontiera Europea e disponendo di prerogative e risorse (economiche, umane, tecniche) ancora più ingenti, Frontex è un attore chiave, vero e proprio braccio armato, della politica migratoria europea.

Fin dalla sua creazione, Frontex non ha mai smesso di vedere aumentare le proprie risorse (19 milioni di euro nel 2006, 97 milioni nel 2014, 254 milioni nel 2016, pari ad un aumento del 1336% in dieci anni).

Dotata di personalità giuridica e di grande autonomia, Frontex può firmare accordi bilaterali con Paesi non membri dell’UE, senza un controllo democratico da parte dei parlamentari nazionali o europei.

Chi è responsabile in caso di violazione dei diritti: l’Agenzia, lo Stato ospitante dell’operazione, o lo Stato di appartenenza dell’agente che ha commesso la violazione? Quale garanzia presenta l’Agenzia in termini di rispetto del principio di non-refoulement (non-respingimento) e in particolare durante le operazioni marittime?

Frontex è un’Agenzia civile che dispone di mezzi militari e compie operazioni militari soggette ad un regime di riservatezza e segretezza inaccessibile alla conoscenza ed al controllo dell’opinione pubblica e della stampa. E’ quasi del tutto independente; l’opacità delle sue analisi, delle sue direttive, delle sue strategie, nonché la sua mancanza di responsabilità, spingono spesso a compararla ad un esercito dispiegato alle frontiere dell’Europa.

Provvista di un arsenale sempre più imponente, Frontex riunisce regolarmente le imprese dell’industria militare per promuovere lo sviluppo di tecnologie di controllo (sensori, telecamere termiche, robotica, droni); Finmeccanica, Thalès e EADS producono da diversi anni dispositivi su commissione dell’Agenzia e dal 2013 quest’ultima amministra anche Eurosur, un sistema satellitare dispiegato alle frontiere esterne dello spazio Schengen.

Chi ha l’interesse di allontanare, screditare, eliminare, accusare, sfiduciare, attori terzi non militari quali le Organizzazioni non governative, che non solo si occupano unicamente del salvataggio di vite umane in fuga, ma che sono anche scomodissimi testimoni diretti delle azioni svolte nel mediterraneo, senza obbligo alcuno di segreto, bensì con tutto il coinvolgimento per divulgare le anomalie o le infrazioni?

La risposta agli oracoli dei più sapienti.

IL DIRITTO INTERNAZIONALE SANCISCE IL DIRITTO ALLA MOBILITA’, proclamando la prerogativa di ciascuno a lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornarci in un secondo momento. Protegge anche tutte le persone migranti dalle violazioni dei loro diritti fondamentali, compresi i casi di rinvio in un paese “terzo” secondo il principio di non-refoulement. La politica migratoria dell’Unione Europea rispetta questi obblighi? I politici nazionali redigono programmi elettorali che si attengano alle leggi vigenti e alla cultura giuridica di rispetto insopprimibile dei diritti fondamentali? Gli amministratori locali, persino gli elitari pentastellati nelle recenti dichiarazioni del primo cittadino della capitale (Raggi: “una moratoria sui nuovi ingressi”), sono all’altezza dell’attuale condizione politica?

Negli ultimi venti anni un approccio esclusivamente securitario ai limiti della chiusura militare orienta le politiche migratorie dell’UE, ridotte al mero controllo delle frontiere: rilascio di visti limitatissimo, costruzione di muri, involuzione dei processi sociali di accoglienza e integrazione,…eppure l’Europa non è minacciata da un’invasione: secondo Eurostat il numero di cittadini non-europei rappresentava, nel 2014, quasi il 4% dei residenti nell’Unione. Nel 2015 sono state circa un milione le persone che si sono presentate alle porte dell’Europa (fonte OIM), pari allo 0,2% della popolazione continentale che ammonta a circa 510 milioni di abitanti. Infine, l’Europa non è la regione principalmente interessata dai movimenti migratori: nel 2015 oltre il 90% dei 21,3 milioni di rifugiati nel mondo sono stati accolti dai Paesi del sud del mondo (fonte UNHCR).

Oggi, dopo questi vent’anni di miopia e regressione socio-culturale facilmente strumentalizzata dai partiti politici più mediocri della storia democratica, siamo alla pianificazione di una triplice azione di inversione del sistema:

Strategia complessiva:

  1. Mutazione dell’apparato legislativo, la riforma legislativa che provvede allo smantellamento giuridico del diritto d’asilo e accoglienza (vedi articolo “Sta nel fondo dei tuoi occhi”).
  2. Politiche di esternalizzazione delle frontiere tramite accordi irrituali, segreti, bilaterali, con paesi “terzi” fragili o autoritari (“Sta nel sogno dei teppisti”)
  3.  Processi di criminalizzazione e “clandestinizzazione” dei migranti e di coloro che li salvano (“Luigi Di Laio”).

Siamo all’inizio, nella fase iniziale (dopo aver vissuto la progressiva fase preparatoria) di una negoziazione globale della mobilità, della libertà di circolazione (delle persone, non certo delle merci), dei flussi migratatori e del diritto universale verso il diritto diseguale. Si sta procedendo alla chiusura delle frontiere in diversi modi: quelli sopra citati sono i tre pilastri programmatici dell’UE. Nell’attesa dei tempi necessari per la trasformazione dell’apparato legislativo (volendo evitare un violento e crudo golpe al diritto procedurale), la retorica di criminalizzazione dei migranti e le politiche sommerse e occultate di esternalizzazione delle frontiere procedono indisturbati e quantomai prolifici.

2. QUELLO CHE L’EUROPA FA – POLITICHE DI ESTERNALIZZAZIONE DELLE FRONTIERE. L’ERA DEGLI ACCORDI.

Bisogna sapere che fra i tanti privilegi che vanta il nostro continente c’è anche l’appannaggio di una frontiera mobile: l’Europa ha, per auto-conferimento, i confini mobili, una linea pratica che si sposta sempre più a sud per assicurare l’allontanamento della zona di transizione e accertare la distanza dalla polis: i cittadini liberi rimarranno, così, colti e brillanti grazie al distacco poderoso dagli schiavi, dagli extra-europei o…extra-comunitari, come vengono chiamati.

L’Unione Europea vuole conservare il titolo senza rispettare minimamente la prassi; quello che si sta tentando di fare è impedire l’accesso alla millantata terra dei diritti senza dichiarare apertamente che nessun diritto è valido se si bloccano preventivamente i titolari di un diritto rivendicabile. L’ Europa vuole rimanere elegante senza pagare le stoffe; non vuole cedere lo status; la corona di stelle.

Attraverso gli accordi si realizza la pulizia dei mari, delle rotte, senza sporcare i tribunali continentali. Impedendo la partenza, forzando la permanenza, dislocando le forze militari ed amministrative, in paesi di contenimento, si impedisce di fatto l’accesso ai diritti prima e senza impedire il diritto. Il primo, vero, atto di limitazione al diritto avviene fuori dall’Europa, negando l’ingresso alle zone limitrofe ai confini dell’Europa, confinando ai titolari di un diritto l’accesso alla giurisdizione del diritto stesso.

Ove non bastasse, qualora qualcuno riuscisse a superare la fitta trama di controllo delle frontiere esterne dell’UE, interverrebbe la riforma legislativa concordata recentemente attraverso le proposte di emendamento che abbiamo analizzato nell’articolo precedente (vedi punto 1), ma solo in un secondo momento. L’intervento massiccio e cardinale delle politiche europee avviene innanzitutto tramite la negoziazione coi paesi “terzi” (o paesi “carcerieri”, come sarebbe più appropriato chiamarli), delocalizzando il controllo, il problema, le azioni. Se il business dei confini, gli armamenti, le tecnologie di sorveglianza, le violenze, il mare, non bastassero ad impedire l’afflusso e qualcuno sfuggisse fino a bussare alle porte di questa casa dorata che crediamo terra dei diritti (ma solo per qualcuno), allora servirebbero le leggi di restringimento al diritto d’asilo e la retorica di criminalizzazione tanto fertile nel vecchio continente.

C’è, evidentemente, una quadratura d’intenti, dalla politica alla magistratura, che chiaramente sta virando verso una precisa meta oscura. I migranti sono, in questa visione, eccedenze che si debbono bloccare, impedire che arrivino, ma che eventualmente riescano, fra mille ostacoli, a rischio della vita e con un debito psicologico inestinguibile, possano essere respinti o assorbiti e mercificati nell’imprenditoria privata “dell’accoglienza”.

2.1 Gli Accordi

Gli accordi europei possono essere di tre tipi:

  • con Paesi Terzi di Origine (es. Eritrea) o di transito (es. Niger): sono accordi di RIAMMISSIONE, mediante il quale si possa attuare un rimpatrio forzato o un ri-insediamento sulla base della permanenza anche temporanea nel territorio nazionale.

Il rinvio in un paese terzo semplicemente perché il cittadino vi ha transitato garantisce oggi una base sufficiente per una Protezione sicura, mentre in passato doveva essere un paese che almeno avesse firmato la Convezione di Ginevra del 1951.

  • di esternalizzazione delle frontiere: sono accordi in cui l’Europa si spoglia e si solleva dalla responsabilità politica, civile e umanitaria, di preoccuparsi ed occuparsi di persone in fuga, riconoscibili come profughi.

In parole povere in questo genere di “convergenza” un paese europeo, alcuni paesi europei, Frontex, L’UE, paga un paese terzo per bloccare il transito di persone con un progetto migratorio entro il proprio perimetro nazionale. Il pagamento avviene attraverso l’utilizzo di fondi specifici chiamati in vario modo per occultarne lo scopo effettivo (Fondi Europei per lo Sviluppo e la Cooperazione; Fondo Europeo per lo Sviluppo Sostenibile; Fondo fiduciario per l’Africa;…) e tramite la dotazione di tecnologie di controllo e sorveglianza militare dei confini di ultimissima generazione.

Le diverse nomenclature dei fondi servono, come spiega Giulia De Ponte di Concord Italia, per sottrarre dal Bilancio Europeo somme che vengano trasferite in contenitori non sottoposti ai controlli, al monitoraggio e alla supervisione del Parlamento Europeo. Se tutti i fondi del Bilancio Europeo sono chiaramente nella disponibilità del controllo democratico parlamentare, quelli fuoriusciti e inseriti in altri canali non rientrano più nelle clausole di sorveglianza, ma sono nell’assoluta discrezionalità del potere esecutivo di Polizie, Agenzie e Primi Ministri.

Per il Fondo fiduciario per l’Africa, ad esempio, il parlamento dell’UE non ha potere di scrutinio e decidono l’utilizzo dei capitali i paesi che hanno potuto pagare la quota d’iscrizione al fondo, pari a Tre Milioni di Euro: tutti i 26 paesi Africani e alcuni paesi periferici dell’Europa sono così stati tagliati fuori dal direttivo di “cooperazione”.

Quest’ultimo aspetto porta dritto ad una considerazione flagrante: gli accordi di esternalizzazione sono in realtà ricatti veri e propri. La logica post-imperialista è evidente e struggente persino per un bambino: fra due attori con differente potere contrattuale ciò che avviene non è una libera modulazione dei vantaggi e degli oneri, ma solo una bieca compravendita dei diritti di centinaia di migliaia di persone al fine di arricchire l’entourage governativo di un paese economicamente debole agitando la bistecca succulenta dei capitali europei.

Ciò che serve dunque per gli accordi è il movimento dei fondi in contenitori privi di controlli, l’utilizzo improprio di somme destinate alla cooperazione e allo sviluppo e l’uso indiscriminato della propria forza contrattuale (l’Europa è un blocco economico schiacciante nella negoziazione coi paesi terzi del continente africano); ciò che producono infine questi accordi è anche la legittimazione politica di governi dittatoriali, autoritari (Turchia, Libia, Sudan,..), che sono poi la causa di nuove mobilitazioni e migrazioni per i popoli soggiacenti. E’ la democrazia che sostiene e nutre la dittatura innescando la malattia a cui sottrae la medicina.

D’altro canto analizzando i True factors, le responsabilità di un simile scenario geo-politico sono tutte occidentali e settentrionali:

  1. le zone d’instabilità globale sono il risultato delle politiche estere scellerate dell’Occidente capitalista, basate sul profitto, lo sfruttamento delle risorse e della forza lavoro locale.
  2. i cambiamenti climatici che incrinano le già fragilissime economie del sud del mondo sono anch’esse provocate da un regime economico-produttivo portato avanti dal mondo nord-occidentale e di cui, peraltro, solo quella porzione beneficia.

 

  • di esternalizzazione del diritto d’asilo (es. ciò che è accaduto dal Marzo 2016 in Turchia): sono accordi che stabiliscono la chiusura delle frontiere e delle rotte con l’accreditamento del paese terzo come ente competente per il giudizio sulle domande d’asilo forzosamente possibili in quell’unico paese.

Tutto questo permette all’Europa di non esaminare decine di migliaia di domande, di respingere decine di migliaia di persone, di trattenere e confinare centinaia di migliaia di persone, prima ancora di accoglierle e ascoltarle. Attraverso le politiche degli accordi e delle esternalizzazioni si è strutturata la forma più evoluta per relegare i migranti in spazi di Non-Diritto (in paesi dove il diritto non arriva o ha scarsissima effettività).

La finalità delle esternalizzazioni è dunque sottrarre le persone al diritto, alla possibilità di avvalersi, di appellarsi, di esercitare, un diritto. 

L’impianto giuridico europeo, con riferimento alla questione migratoria, se da un lato viene smantellato e svuotato nella composizione e nella sostanza, dall’altro viene mantenuto solo allontanandone i potenziali titolari ed esercenti: aggiro l’obbligo alla territorialità del diritto impedendo l’accesso al territorio del diritto.

P.s. Alcuni accordi esistenti e quasi del tutto sconosciuti dall’opinione pubblica:

  1.  Marocco (Giugno 2013)
  2. Tunisia ( Marzo 2014)
  3. Giordania (Ottobre 2014)
  4. Turchia (Marzo 2016)
  5. Sudan (Agosto 2016)
  6. Memorandum Italia-Libia

Agli stonati, alle ubriache delle sei del mattino, a quelle cazzo di voci fuori dal coro che discutono con tutti e ricevono plausi solo per la parte moderata dei loro occhi rossi.

 

 

 

 

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