Lucida il mitra nel tuo cuore. Spara al chiarore dell’inganno. Al televisore. All’amore parziale. Digli che è morto. Oggi. Ieri. Non è mai nato nel tuo cuore grigio di ferro e alberi. Brucia gli occhi vitrei dei vampiri. Divorami. Siediti al banchetto delle mie vene rosse. Calde. Furenti. Levami il pastello dei lungomare affollati. Suonami i tamburi. Ballami una guerra. Passionale. Segreta.

Non amarmi abbastanza. Spiana i miei trent’anni. Accelera il sud Europa. Ripara le barchette mediterranee. Chiarisci i tuoi occhi scuri. Esporta la tua anima in un materiale stabile. Biodegradabile. Alza il volume. Afferra la lentezza. Dimentica la direzione dei miei sguardi. Abbassa il finestrino. Accendi il faro. Conquista la mia solitudine.

Pesca le mie bugie. Curane l’origine dolorosa. Pioviti addosso. Fuggi lo smog del tuo alito spento. Svenditi. Sporcati. Rovescia il sangue della tua memoria. Sopravvivi sulle rocce. Perdimi. Prendi i frammenti dei tuoi lamenti. Coprici un salone. Un ciclone. Ascolta il fruscio della mia mancanza. Pensami per dieci secondi. Ostinati. Bucati le tasche piene di dita chiuse. Le tue dita vicine. Tutte sole.

Scaraventa il mestolo. Vomita il torpore. Ridi cattivo. Intenso. Spaventali! Attendimi. Torna dai miei nove anni. Stringimi il polso. Trova un’onda altissima. Eludila nel profondo del mare indifferente alla superficie. Ferma le lancette. Senti sui polpastrelli il potere del tempo in gabbia. Dimostragli come ci si sente. Vinci! Impera. Dormi sotto il letto. Osserva un cielo di doghe. Comprendi la tua prigionia. Paralizzati.

Assapora la punta della mia bocca. Respirami. Non chiedermi sicurezza. Non darmi pesci rossi. Strappa i gerani morti. Affoga nei petali secchi. Aspira la malizia dei miei bambini. Legati. Scuotiti! Strazia il sopore dei tuoi cani domestici. Fatti una tomba migliore.

Compra l’intemperanza. Dimena i dolori sommersi dalla tirannia della tua sopravvivenza. Cercami. Atterrisci l’obiettivo di un selfie. Amputa la mano morta dell’amore languido. Vischioso. Comodo. Spacca il divano. Spacca le cene. Spacca il tripudio pingue del diritto d’impresa. Ridi. Con pieno spargimento di cuore. Spaventali! Trovati un rifugio itinerante. Corri. Senza gambe. Tuffati nell’odore immaginario della rivoluzione. Leccati i denti. Bagnati le labbra. Seduci la storia.

Risveglia l’intimità deteriore della tecnica. Prova la tristezza. Una tregua. Senza pace. Effondi malinconia. Il livore della carta da zucchero. Pubblicizza la merenda di mezzanotte sul ponte di mezzo, in Emilia. Raggiungi il tuo amore in sei ore. Invoca Facebook, il dio dei fili coperti. Componi sinfonie di password. Aeroporti di cookie. Santi dei miracoli economici.

Perdi le chiavi. Trova il freddo. Insegui un autobus. Ghermisci un tappeto volante alla stazione di Catania dei tuoi diciannove anni. Scarica i deliri condominiali. I tuoi venerdì magri. E licenziami. Liberami. Per la giornata mondiale dei metalinformedici. Dirama trasfusioni di No. NO! Termiti termiche di terrorismi religiosi. Colora la Libia. Insegna il nero. Notturno. Vulcanico.

Ruba altre pesche. Spostati. E’ la fine del biennio. Trovati un quadrimestre. Esplora i manuali. Distruggi la calcolatrice delle relazioni. Non fare eccezioni. Salta le illusioni. Strappa le carte dei patti atlantici fra le lenzuola. Preferisci le allodole? Non sono il canto del mattino. Sono l’incendio del corvo. Guarda i miei stormi di cadaveri. Tieniti lontano. Ma lasciami periferia…

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