L’oracolo dei sondaggi presagisce al prodigio del Movimento non più di 5 rotelle che se non incamera ora i voti dei più biechi e torvi elettori, potrebbe ritrovarsi politicamente ucciso dai figli maschi e giovani delle nuove destre nazionaliste.

Dal mainstream viene data una lettura solo in chiave securitaria del fenomeno migratorio e diventa davvero “arduo” per un’organizzazione politica “ambiziosa” riportare in luce una corretta informazione e non fare man bassa di questa luculliana opportunità.

Luigi Mortaio non ha colpe d’essere quello che nel sobborgo a due stelle della sua intelligenza dichiara di contestare: l’interesse politico di restare a galla affondando persino le vite dei migranti attraverso la credibilità delle Organizzazioni non governative. L’establishment è utile una volta che ne scopri la tiratura.

La campagna diffamante nei confronti delle navi umanitarie incalza a ritmo crescente da più di un mese, con articoli ed indiscrezioni su giornali e tv, mentre la Commissione Difesa del Senato chiama in audizione a turno le Ong che prestano soccorso in mare, chiedendo conto del loro operato. L’accusa, promossa dai rapporti Frontex, nonché da alcuni politici dell’UE, è d’intrattenere rapporti coi trafficanti ed imputa l’elevato numero di vittime in mare proprio alla presenza delle navi di salvataggio non governative. Aldilà di Luigi nel pollaio, quello che mi preme capire è: perché? E perché proprio ora? 

Già il 31 Marzo questa campagna denigratoria aveva spinto due organizzazioni ad indire una conferenza stampa in cui fosse possibile ristabilire un certo rigore dopo la dilagante distorsione della realtà. S.O.S. Mediterranee e MSF hanno risposto metodicamente per ore a decine di domande al fine di smontare del tutto, e definitivamente, l’inverosimile impianto accusatorio.

I rappresentanti delle due Ong, lo staff medico e marittimo dell’equipaggio, hanno ribadito la stretta collaborazione tra le navi private che effettuano search and rescue e il MRCC della Capitaneria di Porto di Roma (Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo), autorità che riceve le richieste di soccorso e le invia alle imbarcazioni più vicine, siano esse private o militari.

“Qualora sia una nave umanitaria ad avvistare un’imbarcazione in pericolo, questa è tenuta a comunicare la posizione all’MRCC, l’unica autorità che ha il compito di coordinare tutte le operazioni di soccorso nell’area SAR di competenza italiana, proprio dove le Ong operano. Tra l’altro, anche la scelta del porto di sbarco è comunicata alle imbarcazioni direttamente da Roma. Quindi, qualsiasi accusa sulla complicità delle Ong con i trafficanti cade nel momento stesso in cui le loro attività, svolte esclusivamente nelle acque internazionali nel pieno rispetto del diritto del mare, vengono realizzate in collaborazione con le autorità italiane.”

Riavviati i canali ostruiti dell’informazione (che ciononostante non hanno amplificato la replica delle ong con altrettanta veemenza) resta da capire perchè, a distanza di quasi due anni dalle prime operazioni di salvataggio portate avanti dalle navi umanitarie, è iniziata questa campagna stampa paradossale.

La risposta, per chi naviga nelle acque putride di un’Europa in decomposizione, è anche piuttosto semplice. L’attacco politico alle Ong, compiuto attraverso i media che sono ormai concepiti come strumenti di potere e propaganda egemonica anche dalle democrazie più consolidate, serve a completare il piano di distorsione della realtà e a deresponsabilizzare l’indirizzo delle politiche migratorie dell’Unione: LA CHIUSURA DELLE FRONTIERE; infine, qualora ce ne fosse bisogno, serve a sopire qualche residuo rimorso o focolaio d’indignazione nell’opinione pubblica più indifferente e obliata che si possa immaginare.   

L’obiettivo, inaudito ancorché impossibile in un contesto di forte consapevolezza storica e culturale, è quello di ri-attribuire colpe ed oneri, ma la responsabilità di questa strage  è solo di chi impedisce un accesso legale in Europa, sia a chi fugge da guerre e violenze che a chi scappa da miseria e povertà, e non di chi tenta di evitarla. Continuare con la politica di chiusura delle frontiere causerà sempre più morti, perché l’alternativa che hanno i migranti è morire in Libia – diventata ormai una prigione a cielo aperto – oppure attraversare il Mediterraneo, mettendo a rischio la propria vita nella rotta migratoria più pericolosa al mondo.

Mentre dall’Italia si preparano a partire le prime motovedette della Guardia Costiera libica per contrastare quel traffico di esseri umani che la chiusura della Fortezza Europa continua ad alimentare, dalle Ong, nell’ultima settimana, sono stati soccorsi circa 8500 migranti sbarcati nei principali porti siciliani, calabresi e sardi.

Presto la Sicilia offrirà lo scenario per lo svolgimento del G7, dove si discuterà di Mediterraneo, di migrazioni, di sicurezza e di controllo delle frontiere, nei termini in cui tutto questo sottende la distribuzione delle ricchezze, lo sfruttamento delle risorse (comprese quelle umane), ed elabora strategie di contenimento per mantenere il potere sull’intero pianeta nell’interesse esclusivo dei grandi poteri economici. In questo contesto le Ong sono scomode testimoni di quanto accade in Libia: raccolgono, salvataggio dopo salvataggio, testimonianze sulla violenza che le milizie governative e non esercitano contro i migranti, rapiti, torturati e schiavizzati senza che le autorità, con cui l’Italia e l’Europa stanno cercando un accordo, muovano un dito. Questo è il paese che l’Europa e l’Italia considerano un partner affidabile nella lotta alle migrazioni. E questo è senz’altro un evidente motivo per cui le Ong subiscono un attacco senza precedenti, proprio quando stanno per cominciare le operazioni di pattugliamento e respingimento della guardia costiera libica al largo del Mediterraneo.

Il rapporto “Risk analysis 2017” di Frontex, che cita Luigi Di Vaio per supportare le sue accuse alle organizzazioni, è un’analisi contrassegnata dall’agenzia dell’unione Europea che ha decretato la chiusura della frontiera balcanica (marzo 2016) ed ora conclude la chiusura di quella mediterranea. In altre parole: chi è Frontex? E’ l’Unione europea che ratifica e intavola rapporti all’Unione Europea.

“Gli Stati dell’Unione si rifiutano di dispiegare mezzi di soccorso, e non solo non riescono ad assistere ma tentano persino di criminalizzare coloro che lottano contro queste morti di massa in mare.” (dichiara WatchTheMed Alarm Phone)

Quest’assenza di forze di salvataggio nella frontiera più mortale del mondo, però, non è una coincidenza. Né può essere semplicemente attribuita a una situazione particolarmente eccezionale, considerando che la partenza simultanea di decine di barche dalla costa libica è, da vari mesi ormai, un evento relativamente frequente. È invece il risultato di precise decisioni politiche prese dall’UE e dai suoi Stati Membri, che prima negano ai migranti vie legali per entrare in Europa, forzandoli così in mare, per poi consapevolmente limitare la presenza di mezzi di salvataggio, sperando che le morti di massa agiscano da deterrente. E’ questo che dovrebbe essere manifesto ad ogni uomo o donna del continente, fomentando una rivoluzione inarrestabile delle menti e delle azioni. Tuttavia non saremmo arrivati a questo con una tale lucidità e padronanza critica, né avremmo questi compagini politiche a rappresentarci.

Quella che si è delineata è una fase storica fra le più difficili da combattere e controbilanciare, la vita politica della mia generazione dovrà sovvertire
  • Respingimenti
  • Selezioni umane arbitrarie sulla base della sola nazionalità, senza nessuna garanzia per la soggettività tutelata
  • chiusure delle frontiere
  • accordi criminosi con governi autoritari
  • politiche discriminatorie e vessatorie dei diritti fondamentali come la Libera Circolazione
  • metodi ricettivi e sistemi d’accoglienza clientelari
  • sfruttamento del lavoro sommerso
  •  oscurantismo e regressione della cultura politica
Non credo ne avremo lo spessore.

 

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