A coloro i quali vogliono attingere da un rapporto di realtà…vi invito a scorrere queste parole contando le ore di nessuno.

“Sabato mattina, alle 7.19, Padre Mussie Zerai informa il nostro team di turno dell’Alarm Phone di una barca in difficoltà. Secondo le informazioni in suo possesso, la barca aveva lasciato Al Khums in Libia la notte prima, ed era quindi localizzata molto più a est di dove la maggior parte delle ONG conduce le operazioni di ricerca e soccorso.
Come da procedura standard, il team prova immediatamente a chiamare i passeggeri e comunica al Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) a Roma la loro posizione GPS e il loro numero di telefono satellitare. Le autorità italiane rispondono che un’operazione di ricerca e soccorso (SAR) è in corso ma, secondo la nostra ricerca, la presenza di mezzi di soccorso in quest’area non può essere verificata attraverso i siti di monitoraggio delle navi.

 

Dalle 9.40 del mattino in poi, siamo in contatto diretto con i passeggeri, che ci chiamano frequentemente. Sono preoccupati e ansiosi, essendo in mare già da tutta la notte. 20 bambini e 10 donne, di cui una incinta, sono a bordo. Nel nostro registro di chiamate, il team annota:

11.34 del mattino: Ci hanno richiamato, erano molto nervosi […]. Hanno visto che la barca è in pessime condizioni, stanno cercando di rimuovere l’acqua, non hanno più molta benzina, mi stavano pregando moltissimo di aiutarli, ho detto loro che una nave li sta cercando.

Nelle ore seguenti, continuiamo a ricaricare il credito del loro telefono satellitare, riceviamo posizioni GPS aggiornate e le trasmettiamo a MRCC Roma. Le autorità affermano che stanno cercando una nave che possa condurre un’operazione di ricerca e salvataggio. Nonostante ciò, vediamo come una nave cargo in prossimità della imbarcazione, la Lady Rasha, stia facendo dei movimenti circolari, chiaramente alla ricerca di questa. Ma intorno alle 13 realizziamo che la nave cargo interrompe la ricerca e continua la sua strada in direzione del porto libico di Misurata. MRCC a Roma non ci da nessuna spiegazione, e non si avvista nessuna altra nave nelle vicinanze.

Alla luce di questo, poco dopo, contattiamo l’ONG Sea-Watch per capire se possono condurre un’operazione di ricerca con il loro aereo umanitario Moonbird, che coordinano assieme all’Iniziativa Svizzera dei Piloti Umanitari. In coordinazione con MRCC Roma l’equipaggio decide di decollare per il secondo volo del giorno. Raggiungono l’area attorno alle 14.50. Alle 15.10 comunichiamo di nuovo con i passeggeri sull’imbracazione – sono alla deriva in mare, senza aereo né barca in vista. Gridano aiuto, il panico comincia a diffondersi.

Nel frattempo, Moonbird cerca in diverse aree, ripercorrendo le stesse rotte per più di due ore, e ciononostante non è in grado di individuare la barca in pericolo. Durante questo periodo i passeggeri ci informano che “non c’è nessun aereo in giro, c’è una nave molto lontana, per favore chiedete loro di aiutarci”. Secondo i siti di monitoraggio delle navi, sembra che sia l’AS Elenia, una nave rinfusiera, che batte bandiera liberiana. Trasferiamo questa informazione a Moonbird, che prova a ridirigere le sue ricerche aeree.
Alle 16.33, i passeggeri ci gridano, “vediamo l’aereo, vediamo l’aereo”, ma l’equipaggio di Moonbird continua a non trovarli. Possiamo vedere come l’AS Elenia si muove verso l’ultima posizione GPS fornita dai passeggeri e alle 17.25 MRCC Roma conferma che darebbe il permesso ad AS Elenia di condurre le operazioni di salvataggio fino all’arrivo della guardia costiera italiane.

Alle 17.30, Moonbird individua l’imbarcazione in pericolo.

(Photo: Moonbird Airborne Operation / http://www.sea-watch.org, http://www.hpi.swiss)

Inoltra la posizione a MRCC Roma e si sposta nella direzione di AS Elenia. Prima di tornare a Malta – l’aereo sta finendo il carburante – il pilota segnala la posizione della barca all’equipaggio di AS Elenia, che non era sulla rotta esatta della barca in pericolo. Via radio, li esorta a condurre un’operazione di salvataggio, ma il capitano di AS Elenia esita, secondo il suo resoconto, per ragioni di sicurezza.

Alle 18.14, vedendo che l’AS Elenia si avvicina, i passeggeri aspettano il salvataggio. Ciononostante, alle 18.22, ci chiamano di nuovo, realizzando che l’AS Elenia passa semplicemente accanto. Dicono: “La barca grande non si è fermata, per favore chiamateli, per favore aiutateci, la barca grande si sta muovendo e non abbiamo carburante, non possiamo seguire la barca grande”.
Contattiamo MRCC Roma e li informiamo che AS Elenia non si ferma ma continua la sua rotta dritta verso ovest, ignorando la situazione di pericolo dei passeggeri nell’imbarcazione. MRCC apprezza l’informazione ma rifiuta di darci ulteriori dettagli.
Alle 19.08, circa 45 minuti dopo, osserviamo come AS Elenia cambi rotta, e si diriga verso nord, deviando dalla rotta stabilita (il porto di destinazione era Gabes in Tunisia) ma anche allontanandosi dalla barca dei migranti.

 

L’AS Elenia cambia rotta

Alle 19.20, i passeggeri ci dicono che la batteria del loro telefono satellitare si sta scaricando. Circa venti minuti dopo, vedono l’AS Elenia tornare, per poi poco dopo vederla andare via di nuovo.*

L’AS Elenia passa oltre (Photo: Moonbird Airborne Operation / http://www.sea-watch.org, http://www.hpi.swiss)

Tra i passeggeri si diffonde sempre più disperazione.

Circa un’ora dopo, MRCC sostiene che AS Elenia non è autorizzata a soccorrere a meno che la barca non sia in “diretto pericolo”, che per loro sembra voler dire rovesciarsi. La nave rinfusiera scompare dalla vista delle persone.

 

Dettaglio del tragitto della AS Elenia
Il motore dei viaggiatori non funziona, e l’acqua continua ad entrare nella barca.
Alle 20.59, riceviamo per l’ultima volta la loro posizione GPS aggiornata. In conversazione con MRCC Roma, le autorità affermano di aver dato istruzioni all’AS Elenia di tornare e controllare la situazione. Se i passeggeri sono in pericolo, l’equipaggio deve soccorrere immediatamente.
Nel registro dell’Alarm Phone, il team di turno annota:
21.52: [I passeggeri] hanno preso il telefono, stanno urlando (difficile da capire), dicono che sono in difficoltà e la barca grande è accanto a loro ma il salvataggio non è ancora cominciato. Gli ho detto di non farsi prendere dal panico e di provare a stare calmi e di chiamarmi se la situazione cambia.
Questo è stato il nostro ultimo contatto diretto con loro. Successivamente, non abbiamo più potuto stabilire nessun contatto, e non abbiamo ricevuto nessun aggiornamento da MRCC Roma per più di un’ora e mezza. Solo alle 23.20, MRCC Roma ci ha informati di aver richiesto che l’AS Elenia conduca l’operazione di salvataggio, ma l’equipaggio non è attrezzato per farlo. Le autorità italiane affermano che l’equipaggio monitorerà la situazione fino alla mattina seguente, quando un’altra nave SAR arriverà sul posto.
Per paura che i passeggeri non sopravvivano un’altra notte in mare, contattiamo nuovamente MRCC Roma. Dopo mezzanotte, ci dicono che il capitano di AS Elenia non eseguirà un’operazione SAR ma rimarrà sul posto e fornirà acqua e cibo ai passeggeri. MRCC Roma ci informa poi che per la mattina dopo la nave norvegese di Frontex Siem Pilot e poi il tanker Yara Sela sono state mandate nell’area di pericolo.
Seppure incapaci di parlare con i passeggeri durante la notte, vediamo che effettuano chiamate di richiesta di soccorso la mattina dopo – il credito del loro telefono satellitare continua a diminuire.
Alle 9.49, MRCC Roma afferma che i passeggeri saranno soccorsi da una nave militare e che l’operazione SAR sarà coordinata da Malta. Dopo ore e diversi scambi con le autorità, Malta conferma infine alle 13.37 che le persone sono state soccorse dalla nave di Frontex Siem Pilot.
Nel caso che abbiamo documentato, l’intervento dell’aereo umanitario Moonbird è stato importantissimo per trovare la barca dei migranti e indicare la sua posizione sia ad AS Elenia che a MRCC. Altre ONG hanno lavorato con grande impegno per evitare numerosi naufragi. Da solo l’equipaggio di MOAS (Migrant Offshore Aid Station) ha salvato più di 1,500 persone da 9 barche in pericolo, e ha preso a bordo centinaia di persone sulla sua nave Phoenix. Allo stesso modo la nave di salvataggio Iuventa dell’ONG Jugend Rettet ha preso a bordo centinaia di persone. Incapaci di navigare, sono stati costretti a mandare una chiamata MAYDAY domenica.
Fortunatamente, hanno potuto completare con successo la loro operazione SAR e fare ritorno sani e salvi a Malta. Oltre a questo, le navi commerciali sono di nuovo sempre più coinvolte in operazioni di salvataggio. Nel weekend di Pasqua, una nave da carico ha preso più di 1,000 persone a bordo, mentre l’associazione tedesca di proprietari navali ci ha confermato via mail che chiede di aumentare le capacità di soccorso ed esorta che le navi commerciali vengano attrezzate di conseguenza.
Tuttavia, nonostante questi contributi cruciali, le ONG e gli attivisti sono diventati, negli ultimi mesi, oggetto di un’odiosa campagna di diffamazione. Sono stati accusati da Frontex, politici dell’UE e pubblici ministeri italiani non solo di essere stati coinvolti in attività criminali, secondo quanto si asserisce colludendo con trafficanti che operano il Libia, ma anche di aver reso l’attraversamento del Mediterraneo più mortale. Questi attacchi, sebbene infondati e cinici, seguono la logica viziata di usare la morte dei migranti come deterrente a futuri attraversamenti marittimi. Intendono minare il lavoro indispensabile delle ONG, cercando di costringerle ad abbandonare l’area più mortale del Mar Mediterraneo Centrale.
Il nostro caso di emergenza e gli eventi del weekend della Pasqua 2017 sollevano perciò una serie di domande preoccupanti:
  • Visto che la situazione altamente instabile e straziante dei migranti in Libia è conosciuta da anni, e anticipando le migliaia di persone che vogliono e devono scappare, perché non abbiamo visto un aumento delle capacità di soccorso in mare?
  • Alla luce del caso riportato sopra e più generalmente della situazione al largo della Libia durante il weekend di Pasqua, dov’erano i mezzi di soccorso europei che operano nel Mediterraneo? E specialmente, dov’erano le risorse dell’operazione militare Eunavfor Med? La partecipazione limitata, tardiva e a quanto pare riluttante di alcuni attori non cambia il fatto che Eunavfor Med come anche l’operazione di Frontex Triton abbiano scelto di restare in larga misura non disponibili per le operazioni di ricerca e soccorso in mare, critica che molte delle ONG, e altre organizzazioni, hanno sollevato.
  • Inoltre, dato che centinaia, se non migliaia, avrebbero perso la vita in mare, se non fosse stato per le operazioni SAR delle ONG, com’è possibile che le campagne di diffamazione e criminalizzazione condotte da Frontex, politici dell’UE e pubblici ministeri italiani continuino?
WatchTheMed Alarm Phone chiede la fine immediata di questi attacchi contro gli attori umanitari e un aumento delle capacità di soccorso in mare, per supportare il loro lavoro necessario. Allo stesso tempo, siamo tutti consapevoli del fatto che le forme precarie di migrazione via mare rimarranno sempre rischiose, a prescindere da quante forze di salvataggio siano pronte ad aiutare.
  • Chiediamo quindi una rottura radicale con le politiche migratorie attuali dell’UE che sono all’origine del fenomeno della migrazione via mare, e degli annegamenti di massa.
  • Chiediamo l’apertura delle frontiere, e il passaggio sicuro e legale, cosicché coloro che scappano possano raggiungere l’Europe senza dover rischiare le proprie vite.
  • Chiediamo Libertà di Movimento per Tutti!
  • Ferries not Frontex!
WatchTheMed Alarm Phone, 21 Aprile 2017
Siciliamigranti.blogspot”
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